IL BURRONE

Addì, 8 aprile siamo messi così.

Su Twitter, Davide CasaIeggio scrive: «Oggi sarò ad #Ivrea al #sum03. Proietto in anteprima il nostro nuovo spot elettorale “Italia, un salto in avanti!” Solo col #M5S». Segue filmato con la scena finale di Thelma & Louise che si lanciano in macchina nel vuoto di un Canyon e mentre precipitano appare il simbolo dei Cinque Stelle.

“Che geniaccio del male, tutto suo padre, questo Davide”, deve aver pensato Giulia Grillo, ministro della Salute, che prontamente ritwitta e diffonde l’anteprima dello spot. “Evvai, si fa così, all’attacco, non in difesa”, deve aver pensato Riccardo Fraccaro, ministro per i Rapporti con il parlamento e per la democrazia diretta, che mette il suo “Mi piace”. Viste tali autorevoli condivisioni, ritwitta lo spot anche il consigliere alla Regione Lazio Davide Barillari e mette il suo “Mi piace” anche il M5S di Agropoli.

Peccato per un solo particolare. Era tutto falso. Quel Davide CasaIeggio (i maiuscola al posto della l) non è il figlio di Gianroberto ma è uno che si presenta così: “io so’ io e tu sei #rete#SuccoDiPera – Russian Troll – Parody Account – io sono davide casaieggio e NON SONO AFFILIATO con davide CasaLeggio”. Ma loro, abituati alla piattaforma Rousseau e a Credere, Obbedire, Ritwittare, anche se non capiscono si adeguano, likano e condividono. Perché, che insieme a loro si va nel burrone lo sanno bene, e se Davide dice di sbandierarlo, avrà ragione Lui, come aveva ragione il Padre.

La gente seria, invece, si sta attorcigliando intorno a un’indiscrezione fatta trapelare da Luca Bisignani, orecchio e gola profonda dei poteri che contano della Prima, Seconda, Terza e future Repubbliche. Almeno così si dice. Secondo Bisignani, Mattarella avrebbe intenzione di nominare Mario Draghi senatore a vita. E subito il pensiero corre al precedente di Mario Monti, nominato senatore a vita da Napolitano e immediatamente dopo presidente del Consiglio. Su Twitter parte la discussione su quando ciò potrebbe avvenire di nuovo, chiaramente in vista di un governo tecnico che affronti la prossima manovra d’autunno lacrime e sangue. Non si capisce, però, perché Mattarella dovrebbe replicare pedissequamente Napolitano, quando con Giuseppe Conte ha dimostrato che non serve alcuna carica e neppure esperienza istituzionale per andare a Palazzo Chigi.

Perché, che si tratti del falso Casaleggio o del vero Bisignani, dei puffi grillini al governo che credono allo spot di Thelma & Louise o dei dotti universitari che discutono se Draghi abbia o meno i requisiti costituzionali per essere nominato senatore a vita, la consapevolezza comune è che il baratro è davanti a noi e forse abbiamo già cominciato a scivolarci dentro. Intanto, per qualche settimana si farà ancora finta di nulla, continuando ad accapigliarsi sul niente, come la sempreverde discussione se una tassa piatta possa avere tre scaglioni. Affascinante dilemma, mentre in autunno ci aspetta una manovra da 30 miliardi, fatta di più tasse o più Iva, per finanziare reddito di cittadinanza, quota 100 e bonus degli 80 euro. È lì, con i gialloverdi in fuga, che si affaccia l’opzione Draghi.