MA IN NOME DI CHI ?

Arrivano dalla Polonia, dall’Afghanistan e dal Brunei i tre “camei” odierni in tema di Teocrazia al Potere

 

Bruciare libri, frustare femmine ree di ascoltare musica occidentale e mandare al rogo la comunità LGBT pare essere pratica corrente nei paesi dove il “Laicismo” é bandito, combattuto e avversato come in Iran dove un Avvocato che grida la sua opposizione a un governo teocratico viene condannata a 38 anni di galera e a 148 frustate che dovranno essere stampate sulla sua schiena in 3 comode rate, in quanto con la metà il rischio di decesso è troppo elevato. (In fondo questi Sciiti hanno un cuore)

Nasrin Sotoudeh è un Avvocato donna in Iran che difende i diritti umani, anche quelli delle donne che si battono contro l’obbligo del velo. Le accuse e la condanna sono la conseguenza del suo pacifico lavoro in favore dei diritti umani.

Nella sua incriminazione hanno elencato sette capi di accusa contro di lei, quattro dei quali erano basati sulla sua opposizione all’obbligo del velo:

“Incitamento alla corruzione e alla prostituzione; impegnarsi apertamente in atti peccaminosi e apparire in pubblico senza un hijab; irrompere l’ordine pubblico e disturbare l’opinione pubblica».

Le altre tre accuse sono:

“formazione di un gruppo con lo scopo di interrompere la sicurezza nazionale; diffusione di propaganda contro il sistema e raccolta e collusione per commettere crimini contro la sicurezza nazionale”.

Si sono basati sulle sue attività pacifiche che le autorità hanno considerato come “criminali”

Queste attività si esplicano con l’appartenenza a gruppi come il Centro per difensori dei diritti umani e la Campagna Step by Step per l’abolizione della pena di morte, la pubblicazione di notizie su Shaparak Shajarizadeh (condannata a 20 anni di carcere, 18 dei quali sono stati sospesi, per la sua protesta pacifica contro l’obbligatorietà del velo).

Anche l’insistenza di Nasrin Sotoudeh sulla scelta di un avvocato indipendente invece di uno dei venti selezionati dal capo del potere giudiziario è stata riconosciuta dalle autorità giudiziarie come un atto criminale.

Il suo processo, che ha avuto luogo il 30 dicembre 2018 davanti alla sezione 28 del Tribunale rivoluzionario di Teheran, è stato celebrato in sua assenza.

Non riesco a capacitarmi che non si stia muovendo nulla contro questa aberrante e rivoltante sentenza che dovrebbe sollevare un coro di proteste e di atti precisi per impedire questo sfacelo giuridico.

(Giulio Galetti)