STANNO FRUSTANDO UNA DONNA

La notizia è durata per un paio di giorni e poi è finita subito nel dimenticatoio, nonostante la sbandierata indignazione. Stiamo parlando della condanna a 38 anni di carcere e 148 frustate di Nasrin Sotoudeh, una delle più note avvocatesse per i diritti umani dell’Iran, premiata a livello internazionale, il cui unico “reato” è quello di aver dedicato la sua vita alla difesa dei diritti umani e, recentemente, alla difesa legale delle donne arrestate per aver sfidato le leggi sull’obbligo del velo.

Sulla sorte di Nasrin Sotoudeh “è calato un silenzio agghiacciante”, scrive oggi Pierluigi Battista sul Corriere della Sera. “Ma ora allo sgomento si aggiunge il grottesco, e anche un po’ il disgustoso”, cioè la decisione dell’Onu di nominare l’Iran, insieme ad un altro campione dei diritti come la Nigeria, ad occuparsi dei diritti delle donne. Una “definitiva prova dell’inutilità dell’Onu, un organismo internazionale nato per la difesa dei diritti umani e che invece è diventato nel tempo il piedistallo, o forse è meglio dire lo zerbino, dei regimi che dei diritti umani fanno strage continua”.

Così come il silenzio dei governi svela “l’ipocrisia delle democrazie occidentali, l’inesistenza politica dell’Europa che si vuole rappresentare come portabandiera di valori universali ma che invece questi valori non è capace di difenderli quando è difficile farlo, tutto questo ha creato una condizione di arroganza, di impunità tra gli integralisti fanatizzati di Teheran”.

È quello che succede quando si va a Teheran per affari, omaggiando i capi di un regime misogino e violento, accettando di sottomettersi all’obbligo di velarsi il capo mentre le donne iraniane finiscono in galera perché si ribellano a quell’obbligo. Così come quando si va in Cina, sempre per affari, e si sceglie di tacere sulle violazioni dei diritti umani. Una vergogna che accomuna Ue e governi italiani succedutisi nel corso degli anni, arrivati persino a coprire le nostre statue per non irritare il capo dei fanatici di Teheran. Zerbini silenti, per convenienza, dei dittatori di ogni risma.