Il Macigno

Si passa da una tornata elettorale all’altra, dall’Abruzzo alla Sardegna, dalla Sardegna alla Lucania, dalla Lucania al Piemonte e alle europee e poi chissà. Intanto abbiamo Salvini al Maurizio Costanzo Show, Salvini da Dumbo con la nuova fidanzata, Salvini con i ragazzini del bus di San Donato, l’opposizione che si contorce sullo ius soli. Si divaga ma il macigno sta sempre lì e nessuno lo può rimuovere. Un macigno da 32 miliardi da trovare entro l’anno. Un anno di cui un quarto è ormai passato e che non sarà affatto “bellissimo” come ha straparlato il facente funzioni di premier.

Agenzie di rating, Fmi, Commissione Ue, Bankitalia, è un continuo tagliare le previsioni del Pil. Oggi è la volta del Centro studi di Confindustria, che vede l’Italia “ferma” e azzera le previsioni per il Pil 2019, già ribassate a ottobre al +0,9%. Secondo gli industriali, “nel 2019 la domanda interna risulterà praticamente ferma e una recessione potrà essere evitata solo grazie all’espansione, non brillante, della domanda estera. A meno che non si realizzi l’auspicato cambio di passo nella politica economica nazionale”.

“Il governo ha ipotecato i conti pubblici” e non ci sono opzioni “né facili, né indolori”, si legge nel rapporto di Confindustria. L’alternativa è tra l’aumento dell’Iva e l’aumento del deficit pubblico al 3,5%. Per annullare il primo e fare la correzione richiesta sui conti “servirebbero 32 miliardi di euro senza risorse per la crescita”. E quindi appare “inevitabile un aumento delle tasse”.

Chi, dal governo, dice che questo esecutivo continuerà, dovrebbe avere un’idea su come affrontare questa situazione e avanzare delle proposte. Lo stesso dovrebbe fare un’opposizione con lo sguardo rivolto al futuro e non ripiegata a rimuginare sul passato. Si può divagare fin che si vuole, ma a settembre la realtà presenterà il conto. E a partire da giugno se ne vedranno delle belle.