Tutti con Greta prima che sia troppo tardi

Nella ultimi 2.200 anni si sono registrate varie fasi climatiche. Nel 218 a.C. Annibale attraversa le Alpi con gli elefanti, il che fa ritenere che a quelle quote non vi fosse neve o che le nevi perenni fossero accessibili a differenza di oggi. Il fiorire dell’impero romano tra l’anno 0 e l’anno 400 coincide con un periodo di relativo raffreddamento e di aumento dell’umidità media. Nel Medioevo si assiste a un lungo periodo caldo, più o meno dal IX al XII secolo. In Inghilterra si coltivava la vite, 500 chilometri più a Nord rispetto ad oggi. Dal 1200 circa fino a circa il 1850 si registra una lunga fase fredda che interessa tutto il Pianeta, ma in particolare l’Europa. I Vichinghi lasciano la Groenlandia, i cui porti sono bloccati dal gelo. I ghiacciai avanzano e molte valli alpine vengono abbandonate. Questo è il periodo più freddo degli ultimi 8000 anni, infatti, viene chiamato “Piccola età glaciale” e il 1816 passa alla storia come “l’anno senza estate”. Venezia nei quadri del 1700 viene rappresentata completamente ghiacciata.

I cambiamenti climatici fanno parte della vita sulla Terra, anche di quella più recente. Questo non significa che le attività dell’uomo non abbiano alcuna influenza sulle temperature e che lo sviluppo industriale degli ultimi decenni non sia stato in gran parte cieco. Però, non bisogna dimenticare che in ecologia l’unità di misura del tempo è il secolo, mentre in politica è molto più breve. E la drammatizzazione del fenomeno climatico può essere utile al perseguimento di obiettivi politici o a darsi una riverniciata ambientalista.

E così, Nicola Zingaretti dedica la sua vittoria alle primarie del Pd a Greta Thunberg, nuova icona dei giovani che vogliono salvare il Pianeta dal riscaldamento globale. Lo stesso Zingaretti che insieme alla sindaca Virginia Raggi è responsabile, in nome dell’economia circolare ridotta a slogan, della disastrosa gestione dei rifiuti a Roma e nel Lazio.

Perché la questione ambientale è ben più complessa della sua riduzione al dilagante catastrofismo climatista. Ricondurre al Global Warming tutti i problemi, dalla povertà alle emigrazioni al terrorismo, rappresenta una semplificazione che non produce politiche per l’ambiente.

Ora tutti corrono dietro alla giovane Greta, candidata al Nobel per la pace. La lotta ai cambiamenti climatici ha assunto connotati millenaristi che vanno a braccetto con l’ambientalismo ideologico del No a tutto. Si sta trasformando la questione climatica in un nuova ideologia globale, un nuovo paradigma totalizzante che cerca di imporsi attraverso scorciatoie e forzature, come le nuove tasse “carbon”.

Anziché accusare di Negazionismo chi solleva dubbi, sarebbe meglio cercare di capire a cosa servono le migliaia di miliardi di dollari che cominciano a circolare in nome della salvezza del Pianeta e che vengono gestiti in ambito sovranazionale, senza reali controlli. Greta non basta.