CHI SI RIVEDE . “Le forze ritardatrici” sconfitte da Camillo Benso

 

Nel giorno in cui il governo può andare in crisi sulla scelta tra Tav e No Tav – ed è giusto che su una questione come questa un governo possa cadere, essendo un fatto di indirizzo strutturale, di politica per il Paese, di modello industriale, di patti internazionali sottoscritti – è il momento giusto per ricordare alcune frasi prese dal passato.

“Lo sviluppo di un Paese si misura con l’efficienza delle sue ferrovie. Un paese con una ferrovia inefficiente non è un paese sviluppato. La macchina a vapore è una scoperta che non si saprebbe confrontare, per la grandezza delle sue conseguenze, che a quella della stampa o meglio ancora a quella del continente americano. L’influenza delle ferrovie si estenderà su tutto l’universo. Nei paesi giunti ad un alto grado di civiltà, esse daranno all’industria una spinta immensa; i loro risultati economici saranno fin dall’inizio magnifici e accelereranno il movimento del progresso della società. Ma gli effetti morali che ne devono risultare, ancora maggiori ai nostri occhi dei loro effetti materiali, saranno soprattutto notevoli nelle nazioni che, nel cammino ascendente dei popoli moderni, si trovano in ritardo. Per esse le ferrovie saranno più di un mezzo per arricchirsi; saranno un’arma potente, con l’aiuto della quale esse giungeranno a trionfare delle forze ritardatrici, che le mantengono in una condizione funesta di infanzia industriale e politica”.

Camillo Benso, conte di Cavour, 1846

 

Ndr – In quegli anni in Piemonte non funzionava altro che un breve tronco ferroviario fra Torino e Moncalieri, di nessun interesse economico.  Negli anni seguenti Torino si collegò con il treno a Genova, Novara, Susa.  Alla vigilia dell’Unità d’Italia in Piemonte si contavano circa mille chilometri di ferrovie, più che in tutte le altre regioni italiane prese insieme.  Non fu solo questo il risultato del modernizzatore Cavour, protagonista anche di una autentica rivoluzione agricola e del Canale che porta il suo nome: 82 chilometri dal Po al Ticino con 101 ponti, 210 sifoni, 61 ponti-canale che ancora oggi rappresentano la più grande opera di ingegneria idraulica mai realizzata in Italia.