Pacelli, la verità a singhiozzo

Oggi papa Francesco ha annunciato che tra un anno, il 2 marzo 2020, sarà aperta alla consultazione dei ricercatori “la documentazione archivistica attinente al Pontificato di Pio XII, sino alla sua morte, avvenuta a Castel Gandolfo il 9 ottobre 1958”.  Una cosa ottima, se fatta integralmente, così si potrà vedere il ruolo del Vaticano rispetto alla Shoa e durante la Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia, si pone un problema. Infatti, la documentazione è quella dell’Archivio Segreto Vaticano che, come spiegò all’Avvenire il suo prefetto Sergio Pagano il 14 gennaio 2015, “si chiama così perché è l’archivio privato del pontefice. A lui solo appartiene e risponde. Ne consegue che solo il papa ha il governo dell’archivio, ne stabilisce regolamento e norme, decidendo anche le sue progressive aperture”. E nel discorso di oggi di Bergoglio non ci sono le parole “tutta” e “completa”, riferite alla documentazione su Pio XII, la cui inventariazione e preparazione è iniziata nel 2006, per decisione di Benedetto XVI.

La verità è che la documentazione storica su Pacelli viene data a puntate: prima in parte da Paolo VI poi da Giovanni Paolo II e adesso da Francesco. Si potrebbe gioire e in parte lo si può fare per la scelta di papa Bergoglio, tuttavia va inquadrata la vicenda storica non tanto e soltanto di Pacelli, ma del Vaticano che racconta Pacelli. Prima un papa, poi un altro papa e adesso questo papa, dopo che sono dodici anni che preparano e inventariano la documentazione da rendere pubblica, in un quadro nel quale l’Archivio è sempre un Archivio Segreto e da un punto di vista giuridico resta un patrimonio di conoscenza e di documentazione imponente che è di totale e unica pertinenza delle private mani del pontefice. Così funziona in una teocrazia assoluta, qual è il Vaticano. E solo Francesco può garantire che ciò che sarà reso pubblico è tutto quel c’è nell’Archivio Segreto Vaticano, senza eccezioni.

Intanto, da quasi 42 anni va avanti il processo per la causa di beatificazione e di canonizzazione di Pio XII, aperto da Paolo VI nel lontano 1967. Nel 1990 Giovanni Paolo II lo proclamò Servo di Dio. Nel 2009 Benedetto XVI lo proclamò Venerabile. Nel 2014, di ritorno dalla Terra Santa, Francesco dichiarò: «La causa di Pio XII è aperta. Io mi sono informato: ancora non c’è nessun miracolo, e se non ci sono miracoli non può andare avanti. È ferma lì. Dobbiamo aspettare la realtà, come va la realtà di quella causa, e poi pensare di prendere delle decisioni. Ma la verità è questa: non c’è nessun miracolo ed è necessario almeno uno per la beatificazione. Questo è come oggi è la causa di Pio XII. E io non posso pensare: “Lo farò beato o no?”, perché il processo è lento. Grazie».

Qualche passo avanti, però è stato fatto. Nell’ambito del processo di canonizzazione è stato aperto un sito ufficiale www.papapioxii.it e persino un account Twitter, @SSPioXII, da dove, a oltre sessant’anni dalla sua morte, Pacelli cinguetta in prima persona, con tanto di hashtag. E se non è un miracolo questo!