UE. NON FA. NON DICE. NON C’È

Lunedì, decine di migliaia di persone in piazza contro il premier Sànchez e la sua disponibilità al confronto con gli indipendentisti catalani. Ieri, inizio del processo contro dodici leader indipendentisti catalani accusati di ribellione, sedizione e malversazione, che rischiano fino a 25 anni di carcere. Oggi gli indipendentisti catalani hanno votato contro la legge di bilancio di Sànchez, che è stata bocciata. Venerdì il premier uscente annuncerà la data delle elezioni anticipate in primavera. Grande assente, l’Unione europea.

Che sia Grecia, Brexit, Gilet Gialli, indipendentismo catalano, la Ue mostra di essere un ingombro incapace di governare alcunché. L’indipendentismo catalano non è liquidabile come la mania di una serie di pazzi. Quando hai una regione economicamente egemone di un paese come la Spagna, che in prospettiva può sostituire la Madrid castigliana come interlocutore privilegiato della Germania, non puoi trattarlo come un problema di polizia. Pur con radici storiche e culturali differenti, la Catalogna rappresenta l’esasperazione di un problema di autonomia fiscale, come può essere quello del Triveneto o del Nord Italia, di fronte a uno Stato nazionale che non funziona e a una lunga crisi economica. Eppure, in tutti questi anni l’Ue è stata assente.

Non c’è nulla di più drammatico di istituzioni che non servono a nulla. Come può l’Ue, così come si è strutturata, dire qualcosa di serio sulla Catalogna o su qualsiasi altra situazione già esplosa o che sta esplodendo? In realtà, nessuno neppure più teorizza che queste istituzioni europee possano dare una risposta, una speranza. Ci si chiude a riccio per respingere l’attacco di un’immaginaria imponente armata costituita dagli Orban, dai nazionalisti e dai populisti, generati proprio da questa Europa. Ci si chiude nella difesa dell’esistente, perché non si vuole alzare la bandiera bianca di resa al fallimento, che però è ormai tacitamente accettato. Il grave è che non ci sia nessuno che si alzi e dica che va ripensato tutto, perché così non funziona.

L’Ue non è un soggetto mediatore con nessuno. In tutto il tempo passato tra l’arresto o l’esilio degli indipendenti catalani e l’inizio del processo a loro carico ieri non ha avuto alcun ruolo. Un’Unione europea che manda medicinali ad Haiti ma non ritiene di poterlo fare con la Grecia. Un’Europa di cui si lamenta l’assenza di ruolo in Siria e Medio Oriente, ma che non c’è neppure tra Madrid e Barcellona.

E mentre la Spagna si avvia a elezioni anticipate, oggi il Belgio è totalmente paralizzato, come non accadeva da decenni, per l’adesione massiccia allo sciopero generale che sta bloccando amministrazioni pubbliche, trasporti, uffici postali, scuole, ospedali, raccolta dei rifiuti, imprese e centri commerciali, con la richiesta di salari più alti e migliori pensioni. Bruxelles è isolata, a dimostrazione che neppure lo Stato che vive di Unione europea si salva.

Non c’è un problema europeo che sia oggetto di pensiero, parola, politica, atto, presenza dell’Unione europea, che invece agisce solo come potere repressivo e interdittivo, che proibisce, impone, regola. Ma se c’è un problema politico, che sia l’orfanatrofio greco o l’indipendentismo catalano, non c’è uno di questi che da Bruxelles vada a dire una parola, a tenere un incontro pubblico. Come aveva scritto Angelo Panebianco, è un’illusione pensare di poter fare la democrazia senza dèmos e l’Europa senza popolo. Eppure, tra i maître à penser europei non c’è nessuno che si alzi nessuno a dire che il Re non è nudo, è morto. Non si dice e non si fa nulla. Si aspetta solo, passivamente, che i processi politici raggiungano quel grado di forza intrinseca per spostare il catafalco.