Un altro governo della povertà

La recessione non è politica, è solo “tecnica, a sentire il presidente del Consiglio. Per il suo vice pentastellato, invece, il problema è politico ed è colpa di quelli di prima che hanno mentito, che hanno illuso gli italiani dicendo di aver portato il Paese fuori dalla crisi, mentre non era vero niente, perché i numeri dell’Istat di oggi sono quelli di dove ci hanno portato quelli che c’erano prima.

Il fatto è che il piatto piange, siamo “tecnicamente” alla frutta. E con questo governo siamo davanti allo stesso brodo di prima. Non è brodo Bonus ma è quello Reddito di Cittadinanza. Non è brodo Sussidio di disoccupazione ma è quello Quota 100. A fronte dei grandi proclami sull’abolizione della povertà e agli annunci di un nuovo boom economico fatto di autostrade digitali, la realtà è quella di un premier del Cambiamento che con la sua faccia bronzea annuncia che per altri sei mesi saremo nella melma ma poi risorgerà il sole. Come quando il “tecnico” Mario Monti scorgeva la luce in fondo al tunnel.

Siamo perfettamente nel solco di tre lustri di governi fallimentari. Che cercano di negoziare con Bruxelles un mite condono del rispetto dei vincoli europei in cambio del prenderci tutti i migranti in arrivo dall’Africa per poter fare un po’ di bonus elettorali, oppure per poter fare spesa in deficit per un po’ di vecchio assistenzialismo sotto il nuovo nome di Reddito di Cittadinanza. Il che giustifica, alla fine, il giudizio che danno degli italiani il tedesco medio o il nord europeo medio.

È cambiata la “narrazione”, il modo di comunicare, dal guascone allo sguaiato. Ma sotto il vestito, niente. Solo una politica miserabile. E all’orizzonte l’aumento dell’Iva al 25,2% il prossimo anno, per raccattare 23 miliardi di euro dalle tasche di italiani sempre più impoveriti.