Il Pd perde il pelo ma non il vizio

Al di là degli ondeggiamenti e delle capriole di un partito senza alcuna cultura istituzionale come il M5S e al di là anche delle smargiassate e dei ripensamenti dello stesso protagonista Matteo Salvini, colpisce l’ottusa cecità del Pd, il suo rimanere incatenato a una concezione giustizialista della politica ereditata dai suoi predecessori Pds e Ds e che data dal 1992, dalla Rivoluzione dei Pm di Mani Pulite, Di Pietro e Davigo.

Quella subalternità della politica all’ordine giudiziario che portò alla caduta del primo governo Berlusconi nel 1994 per un avviso di garanzia al presidente del Consiglio e del secondo governo Prodi nel 2008 per un avviso di garanzia al ministro della Giustizia. Quell’illusione di poter condurre la battaglia politica nei tribunali, delegandola a pubblici ministeri e giudici, che è stata alla base della lunga stagione dell’antiberlusconismo e oggi dell’antisalvinismo.

Come ha scritto sul Corriere della Sera Angelo Panebianco, le azioni giudiziarie in corso contro il ministro dell’Interno e la sua politica in materia di immigrazione rappresentano “una tipica intrusione (da democrazia giudiziaria, appunto) tesa a negare la discrezionalità della politica in un ambito in cui quella discrezionalità non dovrebbe essere in discussione: nulla, infatti, è più politico, nulla è più di pertinenza della politica, nella sua autonomia, del diritto di chi governa in forza di un mandato popolare a decidere sui confini, su dove stabilirli, e su chi fare entrare e chi no nel territorio di propria competenza. In questa vicenda è la questione dei confini e di chi li controlla ad essere in discussione”.

Ma da questo orecchio il Pd, Matteo Renzi in testa, continua a non sentirci. Dopo aver passato anni a inseguire i grillini sulla demagogia dell’antipolitica e del giustizialismo, con il nuovo codice antimafia, la fine della presunzione d’innocenza e il sequestro preventivo dell’indagato, col solo risultato di far crescere il consenso del M5S, insistono. Continuano a chiedere che siano i magistrati a fare quel che non sono capaci di fare loro con la politica. E intanto scassano la democrazia, le istituzioni e lo Stato di diritto. Non si capisce ormai peraltro con quale vantaggio per il partito.