Sorpresa. Gli italiani sono contro il Reddito di Cittadinanza

 

Se si votasse oggi per un referendum che chiede l’abrogazione del reddito di cittadinanza, tra coloro che hanno già maturato un’opinione il 59,2% direbbe SI e il 40,8% NO. Lo rileva un sondaggio commissionato da Libero, che ha lanciato la proposta del referendum, all’agenzia demoscopica AnalisiPolitica.

Se si considerano anche coloro che ancora non sanno (19%) e coloro che si asterrebbero (5%), i SI raggiungono il 45% contro il 31% di NO.

Al Nord i SI raggiungono il 55,1% contro il 25,3% di NO e il 15,8% di indecisi.

Al Centro, invece, dove la percentuale degli indecisi sale al 27,5%, il 23,7% voterebbe SI e il 46% NO.

Al Sud, con il 22,2% di indecisi, i SI sono il 34,1% e i NO il 35,8%.

Da notare che oggi voterebbe SI all’abrogazione anche il 13,9% degli elettori dei Cinquestelle, con il 23,7% che ancora non sa. Per quanto riguarda gli altri partiti, voterebbe SI il 34,5% della Lega, che ha ben il 27,5% di indecisi, il 71,7% del Pd, il 64,3% di LeU, il 41,1% di Forza Italia e l’80,8% di Fratelli d’Italia, che con Giorgia Meloni si è dichiarato favorevole al referendum.

Libero ha anche chiesto un parere giuridico sull’ammissibilità costituzionale di un referendum contro il reddito di cittadinanza, interpellando Alfonso Celotto, titolare della cattedra di Diritto Costituzionale all’Università Roma Tre e una lunga esperienza da tecnico al fianco di numerosi ministri nelle ultime quattro legislature. “La Costituzione vieta referendum sulle leggi tributarie e di bilancio, per evitare di creare buchi”, afferma Celotto, “ma la legge sul reddito di cittadinanza non è una legge tributaria che riguarda le entrate. Un esempio molto simile è il referendum del giugno ’85 sulla scala mobile. Non ci sono problemi ad abrogare leggi di spesa”. Celotto osserva anche che “nei 67 referendum sinora votati la Corte costituzionale si è sbizzarrita a moltiplicare le categorie non ammissibili, ma questo non rientra comunque nelle varie fattispecie previste dalla Consulta”.

Quindi, via libera. Giggino e Dibba fanno quelli sicuri che il referendum sarebbe un suicidio e un funerale per chi lo promuovesse. Questo sondaggio suona per loro come un primo campanello d’allarme. Tanto più che sinora hanno parlato praticamente solo loro.

Con un confronto leale su un grande referendum contro la demagogia, sul rapporto tra lavoro e Stato, e sul concetto di dignità del lavoro, la partita è apertissima.