Il ’48 di Mortadella

“Europee decisive come il voto del 1948. Se non stiamo insieme non ci sarà futuro”, dice oggi Prodi in un’intervista a La Stampa, invitando a esporre dalle bandiere e nelle piazze la bandiera europea il 21 marzo, per una primavera europeista

Perché ci dovremmo stringere a coorte per difendere ciò che Prodi per primo ha detto essere una politica irresponsabile da parte della Germania e da parte della stessa Bce premuta dai tedeschi?

Quali sarebbero i cosacchi pronti ad abbeverare i loro sporchi cavalli a Piazza San Pietro? Dove sarebbero? Il più benevolo sondaggio dà il 17% dei voti ai populisti. La Gran Bretagna non vota. In Spagna e Portogallo non c’è alcun partito populista. In Belgio, Olanda e Lussemburgo sono del tutto irrilevanti. In Svezia, dove doveva succedere la catastrofe, hanno appena fatto un governo socialdemocratici-verdi. I cechi possono essere tutti più o meno euroscettici ma non si tratta di populismo. Rimangono Orban e i Gilet Gialli, se si presenteranno e ammesso che siano liquidabili come populisti. E poi chi dice che starebbero insieme ai Cinquestelle nel Parlamento europeo, dove comunque M5S e Lega non staranno nello stesso gruppo?

Si sta parlando di niente. Viene agitato lo spauracchio dell’ondata populista perché devono salvarsi il culo in Italia. La domanda è perché Prodi si faccia carico di essere lui il portabandiera di questo fronte europeista-antipopulista, dopo aver detto cose terribili sulla politica Ue, mentre non c’è alcuna vittoria populista all’orizzonte e qualsiasi risultato elettorale – al di là di un probabile astensionismo di massa come segno di disaffezione degli europei – non cambierà nulla.

Quella di cui Prodi si fa portavoce è una grida nazionale per fare una conta dei voti italiani e non c’è niente di più provinciale di queste dichiarazioni. Una resa dei conti italiota per verificare i rapporti di forza a un anno dal 4 marzo, cosa che qualsiasi sondaggio già indica, e per fare la quale si drammatizza come se tornassero i comunisti che mangiano i bambini.

Se Salvini e Di Maio hanno bisogno di crearsi un nemico al giorno, anche dall’altra parte funziona allo stesso modo. Hanno bisogno di un feticcio nemico, il cosiddetto populismo, per altro prodotto dalle politiche erronee della Ue, che molto spesso Prodi ha denunciato, facendo delle analisi impietose, e su cui oggi non spende una parola. Da qui alle europee enfatizzeranno questo spauracchio a più non posso, ma più enfatizzano e più viene fuori che non hanno un pieno ma un vuoto, non sanno cosa dire di pieno, per cui urlano al bandito alle porte. Senza il nemico sovranista e populista, non sanno cosa dire e neppure come organizzarsi.