Referendum. NO al Reddito di Cittadinanza, SÌ all’Esercito del Lavoro

In attesa che domani il governo approvi finalmente il decreto-legge annunciato da mesi, stiamo valutando la possibilità di costituire il Comitato promotore per il referendum abrogativo del Reddito di Cittadinanza, come occasione di scelta tra due impostazioni radicalmente alternative.

È proprio in tempi di crisi economica, di depressione, di miopi vincoli europei che occorre compiere una grande scelta di indirizzo: lo Stato ha da essere un Pantalone assistenziale che dispensa aiuti o invece la Repubblica deve corrispondere denaro solo e comunque in cambio di prestazioni?

È uno spartiacque cruciale: è quello che separa una politica economica alla Roosevelt, che fece uscire un paese dalla depressione anche con un grande esercito del lavoro di giovani e anziani impegnati nei pubblici servizi, nel mantenimento delle infrastrutture, nella cura di opere quali dighe, parchi, fiumi, strade da una nuova Cassa del Mezzogiorno, un carrozzone gigante di Centri per il Lavoro preposti a selezionare i beneficiari ultimi dell’agognato assegno da ottenersi in cambio di nulla o forse di un voto.

Il Referendum popolare ha coinciso con grandi scelte di indirizzo del Paese: Repubblica, Divorzio e diritti civili, Finanziamento pubblico ai partiti. Per questo, con gli amici de La Marianna, economisti, giuslavoristi, sindacalisti, costituzionalisti, stiamo valutando la possibilità di costituire il Comitato promotore per il referendum abrogativo del Reddito di Cittadinanza. Un’iniziativa che non intende confondersi con la proposta referendaria “contro il Governo fascista” della quale in questi giorni scrive un Giuliano Ferrara un po’ sopra le righe,

No. Noi non intendiamo usare il Referendum per contrastare alcun Governo, né per fare Diga contro “lo sfacelo Gialloverde”, né per fare un Partito o un’alleanza fra i sedicenti “partiti costituzionali” intesi come l’attuale, più o meno esistente, opposizione, né tanto meno per promuovere alcuna lista alle elezioni europee.  Noi vogliamo fare uno e un solo referendum su un principio che riteniamo fondamentale nell’Italia di oggi, così come essa è concretamente.

Alcuni amici il 4 Marzo hanno tardivamente scoperto cosa era andato accadendo in Italia e in Europa da almeno un lustro a questa parte. E non volendo ammettere di averci capito poco e azzeccato ancora meno ora si autoproclamano Comitato di Liberazione Nazionale da tutto, dai Gialli e dai Verdi, dal fascismo insorgente, dal Sovranismo, dal Populismo e anche dalla verduraia all’angolo che è sicuramente una agente di Putin o di Bannon in incognito.  Ma noi non apparteniamo a questo filone di non-pensiero. Ci interessa invece, e molto, il merito.

Ci importa costruire una grande scelta di indirizzo che – come accaduto già in Svizzera – porti un popolo a compiere una scelta civile e matura sul rapporto fra lo Stato e il Cittadino nel suo aspetto più delicato: il lavoro, l’occupazione, la sopravvivenza, la ripresa economica.  Perciò uno e un solo referendum, non Contro nessuno ma per un obiettivo e un principio, che come nel caso del referendum sulla Repubblica o sul Divorzio possa anche dare voce a quanti – al governo e all’opposizione – la pensano come noi su questo punto.

A dirla tutta: i sondaggi dicono che circa il 15% degli elettori 5 Stelle sono contro il Reddito di Cittadinanza. Ecco: noi vorremmo raccogliere anche le loro firme, così come quelle di almeno 500.000 italiani di ogni opinione politica, poco importa se filo o antigovernativa. E vorremmo farlo con una campagna civile, mediatica che sappia dare voce ai tanti che la pensano come noi ma non hanno voce. Viva lo Stato che sostiene chi vuole lavorare, chi presta opera, chi è pronto a dare mani e cervello per la ricostruzione economica, no allo Stato che regala, assiste, deresponsabilizza, compra voti.