Se Landini sembra Cavour

Mi appresto a scendere in piazza per la seconda volta a Torino a sostegno del Neo-Tavvismo. “Nuovi miti, nuovi riti”, dal piddismo al civismo. E vabbè, ci credo ab origine, non posso non farlo. Anche se, da Trivellista ante litteram non ho tanta passione ad indignarmi insieme con i madamini, in un momento collettivo e purificatore.

La speranza è che il popolo del “Sì” non si riduca a qualcuna che va dalla Gruber a rivendicare la propria natura a-politica, a-partitica, a-nfame!!! concludeva Antonello Fassari in un indimenticabile “Avanzi”.

La politica invece è fondamentale, è tutto, e va fatta coerente, appassionata e parziale. Ognuno con i propri interessi, ma con un unico, comune, imprescindibile obbiettivo: IL LAVORO!

Poi possiamo dividerci su quanti e quali diritti, se più o meno concorrenza, se più o meno tutele. Possiamo dividerci su come redistribuire la ricchezza, ma mai e mai più sul “se produrla” e sulla dicotomia crescita/decrescita.

Come metodo non sarebbe male affrontare ogni tema dell’oggi attraverso gli “occhiali del lavoro”. Pensiamo alla legge di bilancio o all’Europa, che insieme ai migranti, rappresentano i temi più attuali. La discussione è sempre sterile: la dignità, la coesione, la pace …. E il lavoro? Valutiamo il DEF da questo punto di vista e traiamone le conseguenze disastrose. Valutiamo l’Europa dal fatto che distrugge i poveri (la Grecia), perde i ricchi (l’Inghilterra) e lascia ad un lento declino economico gli altri.

“Non possiamo non dirci LAVORATORI”.

Pensando al lavoro tutto è più chiaro e le decisioni migliori. E invece si galleggia sempre sul crinale di un estetico sovrastrutturale. Ci dividiamo tra carini e brutti e i veri temi sono sempre sullo sfondo, pericolosi, difficili. Gli imprenditori lanciano un messaggio debolissimo, scavalcati dalle madamine. Le forze moderate o pseudoliberali non esistono. Quel che resta del PD si preoccupa di “resistere” ad un fascismo che non c’è e non si accorge che sta resistendo contro quel popolo che lo ha sempre votato, e da quando non ha più lavoro non lo vota più.

Ho cercato tra le varie dichiarazioni qualcosa che non fosse inferno (“Le città invisibili”, cit.) e chi ho trovato?? LANDINI. Straordinario effetto di straniamento, letterario quasi.

Più distante di me da Landini forse neanche il compianto Marchionne. Ma una linfa vitale sembrava sgorgare da “quel ragazzo qui, mentre parlava di quel paese qui” da Floris sul finire dell’anno passato. Confrontare ciò che ha detto lui con il messaggio di imprenditori e politici per credere.

Letterale.

1.”Il problema nel nostro paese è quello di creare lavoro e quindi c’è bisogno di far ripartire gli investimenti pubblici e privati”. Il lavoro non è al primo posto di alcun discorso politico o di categoria. Non è il momento privilegiato di alcun ragionamento.

2.”La trattativa vera da fare con l’Europa è su un punto, è quella degli investimenti. La vera trattativa da fare è il rilancio degli investimenti e faccio una battaglia per scomputare dal debito gli investimenti. Il dibattito politico si divide tra chi dice che l’Europa, che ha impoverito tutti, va bene così perché ha garantito la pace (che palla colossale, ringraziate gli Americani ogni tanto), e chi invece vuole distruggere tutto e tornare ai nazionalismi (che miopia distruttiva). Lui no, lui parla di nuova Europa con una ruspante rivisitazione delle teorie del miglior Baldassarri.

3.”Nei comuni, non lo dico io, lo dice la Banca d’Italia, ci sono bloccati, anche i fondi Europei, in Italia per la burocrazia, 50 miliardi. E facciamo questi investimenti e creiamo lavoro”. Ce ne fosse uno degli attori politici che ha fatto una battaglia per migliorare le procedure amministrative. Ad onor del vero la piccola Marianna sì, ha fatto anche una legge, ma è piccola, non pretende di contare. Per ora.

Certo, non ci dimentichiamo di quando qualcuno voleva investire e lui diceva no, ma il contenuto proposto dal prossimo leader CGIL è un unicum nel dibattito politico. Altro che “resistere”.

E sapete chi ha fatto la migliore e più dettagliata inchiesta sui drammi delle opere bloccate. Tenetevi forte: la GABANELLI !! Non l’ho scritto. Sì, l’ho scritto. Perché anche lei l’ha declinata avendo come parametro le conseguenze sul lavoro.

Si legge su Corriere della Sera Data Room del 6 gennaio 2019:

“Si fa presto a dire fermiamo tutto e rifacciamo i conti, ma anche i ripensamenti hanno un costo”. Quale:

“-21 miliardi bloccati;

-10 miliardi di investimenti in opere approvate e mai partite negli ultimi 3 anni;

418 mila potenziali posti di lavoro persi;

-120 mila aziende fallite negli ultimi 10 anni”.

Altro che le valutazioni costi-benefici di Toninelli o dell’a-politica, a-partitica, a-rancione piazza torinese.

Si riparta dal lavoro, è imprescindibile, anche con e da Landini se necessario. Poi ci divideremo, eccome se ci divideremo.

Domani, ore 11,30 Piazza Castello, Torino.

(Fabio Ghiberti)