Ferrara il Grasso, giù le mani sozze e unte dal referendum

Contro “il Truce”, “il governo degli sciamannati”, “la masnada di maggioranza”, “il rischio di un bipolarismo demoniaco” costituito da “una destra becera” e “un movimentismo casaleggiano becero anch’esso”, Giuliano Ferrara chiama alla mobilitazione “le forze costituzionali sparse qui e là”. E lo fa proponendo di raccogliere le firme per due referendum contro il reddito di cittadinanza e contro il decreto sicurezza. Una botta ai gialli e una ai verdi.

Ferrara il Grasso, come si fa chiamare su Twitter, dopo aver scoperto un nuovo amore per Leoluca Orlando, definito “Il circolo virtuoso del bene” e “un gesuita che comincia a piacermi”, dipinge la sua proposta come un modo per rilanciare “in modo intelligente il tema della democrazia referendaria, un tesoro politico lasciatoci in eredità da Pannella”.

Insomma, due referendum per ricostituire il famigerato “Arco Costituzionale”, contro cui Pannella si scagliò per anni, oggi trasformato in nuovo Comitato di liberazione dai fascisti gialloverdi, nuovo Fronte della resistenza contro il rischio di un bipolarismo demoniaco. I referendum come strumento per fare partito, senza prefigurare alcuna alternativa. Due referendum al solo fine di mettere insieme gli sconfitti del 4 marzo, sparsi qui e là. Ammutoliti e immobili da allora.

Quello che propone Ferrara è un MaloUso Partiticante del referendum. Un modo per dare un altro colpo a questo strumento di democrazia e di iniziativa dei cittadini. I suoi referendum prescindono dal merito delle questioni, non propongono nulla se non il semplice ritorno a un passato già punito dagli elettori. Una strumentalizzazione politicante. Per costruire un asse dai forti connotati isterici, come ha dimostrato in modo plastico Massimo Cacciari nella sua performance di ieri sera contro Giulia Bongiorno nel salotto di Lilli Gruber.