Il Re è Nudo

Gialloverdi allo scoperto

 

“Nessuna manovra ha mai subito una dettatura del genere da Bruxelles”, si permette di dire con una bella faccia di bronzo Mario Monti, quello dei compiti da fare a casa perché “ce lo chiede l’Europa”. Ma il clima è comunque questo: è nato il Monti-bis, commentano al Senato.

Taglio di 4 miliardi degli investimenti, per abbassare il rapporto deficit/Pil dal 2,4 al 2 per cento, come imposto dall’Ue.

Stangata sulle pensioni medie e alte, con taglio progressivo, per tre anni, dell’adeguamento all’inflazione per le pensioni sopra i 1.522 euro mensili e con il contributo di solidarietà su quelle oltre i 5.000 euro netti al mese. Ma è l’intervento sulle pensioni medie a produrre il maggior introito, con oltre 2 miliardi in tre anni. Quello invece contro la “casta” delle pensioni d’oro riguarderà solo 24.000 contribuenti e produrrà 76 milioni nel 2019 e poco più negli anni successivi.

Possibili aumenti dell’Iva per un totale di 23 miliardi nel 2020 e quasi 29 nel 2021. Il che significa che, senza interventi, l’aliquota ridotta del 10% passerebbe dal 2020 al 13%, mentre l’aliquota ordinaria oggi al 22% salirebbe nel 2020 al 25,2% e nel 2021 al 26,5%.

Blocco delle assunzioni per un anno in molti settori chiave della pubblica amministrazione. Alla faccia del disegno di legge “concretezza” annunciato in agosto dal ministro Giulia Bongiorno, che aveva promesso 450.000 assunzioni entro il 2019. Promessa mai concretizzatasi.

Via libera all’aumento dei tributi locali, Imu, Tasi e addizionali.

Taglio del 30% delle tariffe Inail, che mette a rischio gli interventi nel campo della sicurezza sul lavoro.

Web tax, che porterà solo 150 milioni nel 2019 e 600 a regime nel 2020. Col rischio, nella sua formulazione, che non riguardi solo i giganti del web che non pagano le tasse ma anche le imprese italiane già soggette alla tassazione ordinaria.

Ma il governo non riesce ancora a far quadrare i conti. Il maxi-emendamento con la nuova manovra concordata con Bruxelles doveva essere presentato oggi al Senato entro le 16. Niente da fare. Si slitta alla serata. O a domani. Sposta di qui, metti di là, ancora non ce la si fa. Tutto per tentare di far partire un reddito di cittadinanza e una quota 100 che appaiono sempre più difficili da realizzare. Ciò che c‘è sono più tasse, tagli alle pensioni, incubo di un forte aumento dell’Iva, nessun investimento per sviluppo e lavoro. Una manovra lacrime e sangue per il nulla.

I gialloverdi reggono grazie a al disastro di chi li ha preceduti. Ma ormai il Re è Nudo.