La Resa Gialloverde

Sul rapporto deficit-Pil per il 2019 “siamo scesi dal 2,4 al 2,04%”, ha detto il premier Conte dopo aver incontrato ieri Juncker, passando dal gioco delle tre carte a quello dei tre numeri. “W il nostro Presidente che è riuscito a tenere il deficit a 2 e 4!! Ala faccia dell’Europa”, ha scritto subito un tal Tommaso sul gruppo Facebook ufficiale del M5S. Ma poi arrivano molti altri e la calata di braghe diventa subito evidente.

“A nome del governo smentisco che si sia pensato a una riduzione del deficit che resta al 2,4%. Se dovessimo ridurlo non avremmo la riforma alla Fornero, il reddito di cittadinanza, diceva Giggino il 20 ottobre. Tornare indietro significherebbe tradire gli italiani. I livelli di deficit non cambiano”, aveva già chiarito undici giorni prima.

Non tradiamo la fiducia degli italiani e rispettiamo gli impegni presi: quota 100 e reddito di cittadinanza non si toccano”, ha detto invece ieri Conte, annunciando e negando la retromarcia, che significa 4,2 miliardi in meno per questi due provvedimenti. Si restringerà la platea, si faranno slittare, si taglierà sul potenziamento dei centri per l’impiego, soprattutto al Sud, per i quali si erano promesse 4.000 nuove assunzioni: l’unica misura reale, come nei vecchi manuali dell’assistenzialismo democristiano. Si farà questo, negando di averlo fatto. Se mai il reddito di cittadinanza vedrà la luce.

Il livello a Roma è questo. A Bruxelles, passando per Parigi, non è molto diverso. Al Senato francese per un’audizione, oggi il commissario Moscovici ha detto che la riduzione dell’Italia ancora non basta, perché “non possiamo scendere a compromessi con le regole”.

Per la Francia, però, il discorso è diverso, anche se le misure annunciate da Macron faranno schizzare il rapporto deficit/Pil al 3,4%, sfondando abbondantemente il limite del 3% imposto dai parametri di Maastricht. “Ciò che è desiderabile è che questo superamento sia il più limitato possibile”, ha detto Moscovici, oltre che “temporaneo ed eccezionale”. Tanto eccezionale che dal negli ultimi quindici anni la Francia ha violato la regola prevista dai Trattati per nove volte.

Insomma, l’Ue ha scelto di legittimare Macron, dimostrando che le regole sono di fatto variabili politiche. A Roma, invece, nonostante le capriole per negare le ripercussioni della marcia indietro, la maggioranza gialloverde è destinata a veder crescere il tasso di litigiosità interno a causa dei margini di manovra più ristretti. Anche perché sui social l’aria è già cambiata, sia dalle parti di Salvini che da quella dei Cinquestelle. La delusione è forte e cominciano a girare senza pietà i “Vergogna”, “Codardi”, “Ci avete traditi”.