La beatificazione di Radio Radicale

 

Il suo miracolo: ha fatto sparire un Partito

 

Letta l’appassionata difesa di Roberto Saviano, le sperticate lodi di Furio Colombo, il barricadero impegno di Renato Brunetta, l’alta raccomandazione della seconda carica dello Stato, la ferma discesa in campo dei giornaloni, da Repubblica alla Stampa, perché non si spenga la voce di Radio Radicale, qualche domanda e riflessione è bene cominciare a farle.

Radio Radicale nacque come strumento di informazione e di lotta politica del Partito Radicale. Le prime dirette parlamentari, fatte di straforo collegando il filo del telefono agli altoparlanti, ruppero il muro che circondava il Parlamento. Quelle dirette erano battaglia politica per l’informazione e la conoscenza fatte in prima persona da un Partito che le rivendicava orgogliosamente come proprie, in nome del famoso “conoscere per deliberare”.

Ora quella Radio si è mangiata quel Partito. Di Radicale è rimasta solo, e solo nel nome, la Radio, di cui è titolare il Centro di Produzione S.p.A., che è posseduto in maggioranza dalla Lista Marco Pannella, che ha come presidente Maurizio Turco, che è anche coordinatore della Presidenza del PRNTT, che chiede i soldi per la Radio con un cappello e le iscrizioni al PRNTT con l’altro.

Che poi, ad essere rigorosi, quei soldi, 5 o 10 milioni, per sei o dodici mesi, non vengono dati per far vivere Radio Radicale, ma per la trasmissione delle sedute parlamentari. Non per le cose che piacciono tanto a Furio Colombo, come la rassegna stampa turca, quella africana, la rubrica sul cinema, quella sui media, quella sull’ambiente.

Una Radio senza più Partito. Ma ai grandi difensori di Radio Radicale che non ci sia più sulla scena politica italiana un Partito Radicale, che quella Radio aveva ideato e fatto nascere, non gliene stracatafotte nulla. Neppure lo nominano. Morto. Sepolto. Dimenticato. Deve vivere Radio Radicale, che a loro è tanto utile. Perché, come scriveva Furio Colombo già nel 2009, in occasione di un’analoga vicenda sul rinnovo della Convenzione con lo Stato, il grande merito di Radio Radicale è quello di fornire “una vera e propria certificazione notarile degli eventi pubblici italiani”. Appunto, notarile. I notai registrano, non fanno politica.

Quanto male ha fatto a tutto il mondo Radicale il finanziamento pubblico a Radio Radicale, che ha ormai una redazione di 22 persone, a cui va aggiunto il personale tecnico, su cui non ci sono informazioni ufficiali? I soldi pubblici quanto hanno condizionato il PRNTT? Quanto ci sarebbe ancora bisogno di un Partito Radicale povero, persino straccione, ma per questo leggero e libero di tornare a fare battaglia politica?