1929-2019. Primo: l’economia reale

 

Basta con l’ossessione del pareggio di bilancio

 

Racconta lo storico William E. Leuchtenburg che nei quattro mesi che passarono dalla vittoria di Franklin Delano Roosevelt alle elezioni presidenziali e il suo insediamento alla Casa Bianca, il presidente uscente, il repubblicano Herbert Hoover, tentò di condizionarlo in vari modi per indurlo a rinunciare ai punti qualificanti del suo programma e a proseguire le politiche di rigore fiscale e monetario dell’amministrazione uscente, le uniche in grado di “ristabilire la fiducia”, al punto che Roosevelt decise di non rispondere alla sua ultima lettera, adducendo poi la scusa che evidentemente la risposta era andata perduta.

Nel discorso di insediamento alla Casa Bianca, il 4 marzo 1933, agli americani arrivati al terzo anno della Grande Depressione Roosevelt disse che “L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa”.  Il giorno successivo vietò le transazioni in oro e ordinò la chiusura delle banche per quattro giorni, decretando una “vacanza bancaria” per fermare la corsa agli sportelli e il susseguirsi di fallimenti di istituti in tutto il Pese. Il Congresso fu convocato in sessione speciale e in poche ore il 9 marzo approvò l’Emergency Banking Act, che poneva tutti gli istituti di credito sotto la vigilanza della Banca centrale, la Federal Reserve, garantendo maggiore sorveglianza contro speculazioni e azioni finanziarie. Pochi mesi dopo, in giugno, fu approvato il Glass-Steagall Act, che separava le banche commerciali dalle banche di investimento. Questa separazione delle banche fu abrogata da Bill Clinton nel 1998 e secondo molti ciò fu la causa della nuova crisi scoppiata dieci anni più tardi. Un anno dopo fu creata la Commissione di controllo sulla Borsa, la SEC.

Per bloccare l’incetta d’oro, che stava facendo crescere la Depressione, un mese dopo il suo insediamento Roosevelt proibì il possesso di oro sia da parte di singoli che di associati in misura superiore alle cinque once, e soppresse la convertibilità del dollaro in oro, ponendo fine alla deflazione galoppante in cui gli Stati Uniti erano caduti dal 1929.

Alla fallimentare politica del suo predecessore Hoover, la cui priorità era stata quella di riequilibrare il bilancio, nel vano tentativo di ridare fiducia alle imprese, Roosevelt contrappose l’offerta di moneta, promuovendo il disavanzo di spesa e adottando da subito una strategia radicale volta a stimolare la domanda, aumentare la produzione e ridurre la disoccupazione.

Rivedendo questi fatti, si possono notare analogie con i giorni nostri e con le conseguenze della crisi scoppiata dieci anni fa. Nella visione politica di Hoover si intravedono le dottrine montiane e i dogmi di Bruxelles. Quel che non si riesce a vedere è un nuovo Roosevelt.