Staccare la spina e dare una scossa

“Abbiamo già dato mandato di stampare i primi cinque-sei milioni di tessere elettroniche” per il reddito di cittadinanza”, ha annunciato ieri Di Maio. A chi abbia dato questo mandato e in base a quale norma non si sa, visto che la legge sul reddito di cittadinanza ancora non esiste. E non è detto che esisterà, anzi, vista l’impasse in cui il governo si trova ormai su tutto e che porta il ministro Paolo Savona a dire la situazione è grave, i rischi di uno scontro con l’Europa sono superiori alle opportunità e “a questo punto bisogna cambiare anche il governo, non solo la manovra”.

Se il ministro per gli Affari europei issa la bandiera bianca, ora rischia di iniziare un balletto di settimane per decidere a chi toccherà staccare la spina la governo. Ormai è chiaro a tutti che una manovra fatta tutta di spesa corrente e pochissimi investimenti non porterà ad alcuna crescita ma solo a uno scontro sterile e perdente con l’UE. A questo punto, di fronte a un Di Maio che non si rassegna e cerca di buttare fumo negli occhi parlando di tessere elettroniche in fase di stampa per un reddito di cittadinanza inesistente, spetta a Salvini prendere la decisione, non per opportunismo ma per aprire la strada a un’alternativa.

Si tratta di ripartire da dove eravamo un anno fa. Un Paese immobile, impoverito e con poco lavoro, che va ricostruito dopo un decennio di politiche di austerità. Povertà e lavoro, a cui bisogna dare una risposta contemporaneamente, voltando pagina rispetto alla stagione dei bonus renziani per alcuni che il lavoro ce l’hanno già e all’assistenzialismo senza lavoro dell’impossibile reddito di cittadinanza a Cinquestelle.

A questo punto serve una scossa, un Nuovo Patto con gli italiani, sul modello del New Deal con cui Franklin Delano Roosevelt risollevò gli Stati Uniti dalla Grande Depressione seguita alla crisi del 1929. Lo Stato, in un momento di grande crisi, può e deve dare a chi è finito in povertà, ma in cambio deve offrire e chiedere lavoro. Lavoro vero, non finti lavori socialmente utili. Occorre una manovra nuova, che abbia al centro un grande piano di investimenti pubblici sul territorio, per far ripartire il Paese e da far realizzare a un Esercito del Lavoro, composto da chi il lavoro non ce l’ha. Su questo sì che, se fosse necessario, avrebbe senso andare a un confronto duro con l’Europa.