L’ombelico di Bruxelles

Come ha notato il nuovo direttore del Tempo Franco Bechis, nel report di 21 pagine con cui ieri la Commissione Ue ha aperto la procedura di infrazione contro l’Italia per debito eccessivo, la base formale per tale decisione viene rinvenuta nel mancato rispetto del parametro di riduzione del debito da parte dell’Italia nel 2016 (scostamento del 5,2% del PIL) e nel 2017 (scostamento del 6,6% del PIL), cioè durante i governi Renzi e Gentiloni, con Padoan al ministero dell’Economia. Secondo le previsioni, questo parametro non sarà rispettato neppure nel 2018 e nel 2019, e allora è stata decisa la procedura d’infrazione. Insomma, il governo gialloverde sconta le violazioni dei predecessori. Oppure, se si preferisce, due pesi e due misure.

Sta di fatto che ormai l’unica dimensione in cui si muove l’Unione europea è quella dei litigi al suo interno, incapace di alzare gli occhi da se stessa e dal dogma, solo apparentemente neutro, dei suoi parametri. Non ci si confronta neppure lontanamente su differenti teorie di politica economica ma ci sono solo matite rosse e blu, per distinguere tra i governi di buona volontà e quelli indisciplinati. Siamo sempre e solo alla correzione dei compiti a casa di montiana memoria.

Fuori dai palazzi di Bruxelles i migranti sono sempre lì e ormai non se ne parla più, essendosi tutti rassegnati a non trovare alcun accordo dopo che Salvini ha mandato all’aria la politica di Dublino 3, realizzata dai governi Letta e Renzi, grazie alla quale l’Italia si prendeva tutti i migranti dall’Africa e in cambio la Commissione Ue garantiva flessibilità sui nostri conti. Ora, guarda caso, Bruxelles sui conti non transige più.

I problemi del Mediterraneo e della sicurezza europea sono sempre lì, senza che nessuno se ne occupi. Macron, in crisi in Patria, tenta il diversivo dell’esercito europeo, che i francesi tirano fuori periodicamente dai tempi di De Gaulle, incassando un “Cominciate a pagare le vostre quote della Nato” da parte di Trump.

Su tutto, e sotto tutto questo, sta un Parlamento europeo impotente, che non serve a niente ma il cui prossimo rinnovo condiziona le posizioni di tutti.

È questa realtà di una UE ormai priva di ruolo, che impone la creazione di Tutta un’Altra Europa, capace di raccoglierne il testimone e che sia basata su un patto di condivisione su alcune priorità comuni: Mercato Comune, Difesa Comune, Intervento Comune per la Vita e lo Sviluppo nei paesi del Sud del mondo. Così come i Padri dell’Europa diedero vita al sogno europeo attraverso la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, allo stesso modo oggi l’Europa può giocare un ruolo cruciale per se stessa e il mondo con una Comunità Europea per la Difesa e lo Sviluppo, che garantisca al continente la Sicurezza dei propri confini esterni e interni e una forte politica di interventi Europei per la Vita e lo Sviluppo nei paesi del Sud del mondo, altrimenti destinati ad essere focolai permanenti di tensioni, povertà endemiche, migrazioni di massa e sottosviluppo.