L’errore della Marianna

Un errore, un solo errore nei suoi primi 18 mesi di vita mi sento di imputare alla Marianna. Non certo l’analisi: abbiamo letto l’Italia reale e la crisi della UE come pochi altri, e come nessun media italiano. Non certo le possibili alleanze: non abbiamo fatto il satellite di un Pd ormai finito, abbiamo capito che solo un centrodestra altro e diverso avrebbe potuto battere il grillismo. Non certo la nostra povertà: siamo seguiti, letti, osservati pur non avendo un euro, senza nè i soldi pubblici di Radio Bordin nè quelli privati di Fondazione Soros. Non certo le nostre proposte : la Legge Mori è l’esatta antitesi della Prescrizione versione Populista, la riforma della Giustizia vale 3 punti di Pil, aprire un Paese spossato agli investimenti per creare lavoro e occupazione significa cambiare subito la Giustizia amministrativa , l’intervento straordinario nel Sud del mondo per la vita e lo sviluppo è l’opposto della fallimentare politica dell’accoglientismo e dei patti di Dublino, il federalismo fiscale è cruciale per tenere insieme un Paese che altrimenti si scolla, il Si alla Tav è ciò che meglio sa contrapporsi all’oscurantismo ignorante e antimoderno della decrescita a 5 stelle , la Comunità Europea per la Difesa e lo Sviluppo è l’idea forte capace di indicare una strada a una Unione Europea che si è persa in piccole beghe e grandi impotenze.

Però…però su una cosa abbiamo sbagliato. Non credere fino in fondo, e non puntare “tutto” su una proposta che proprio noi avevamo re-inventato. Proprio perchè avevamo capito l’impoverimento strutturale del Paese che ha generato il 4 Marzo, dovevamo avere più coraggio. Questo è un Paese che può capire come riforma della Giustizia, Infrastrutture, modernizzazione possono dare una ricaduta economica e di ripresa importante. Ma è un Paese che sa perfettamente che queste misure necessitano di almeno due/tre anni prima di dare qualche tangibile effetto. Invece era l’altra proposta , quella dell’ Esercito del Lavoro diametralmente opposta al Reddito di Cittadinanza (la crisi sociale ed economica c’è, è profondissima, lo Stato è pronto a dare ma solo a chi si impegna a lavorare) l’idea forte e giusta per rispondere, qui e subito, alle esigenze di un’Italia stremata e pronta a votare persino come ha votato il 4 Marzo. Dovevamo urlare di più, o almeno spiegare meglio la proposta che del Reddito di cittadinanza assistenziale è l’esatta antitesi, il provvedimento di governo sul quale – per una volta con centouna ragione – sarebbe stato legittimo aprire un confronto duro con i Juncker e i Moscovici. Riflettiamoci. La priorità Esercito del Lavoro è molto seria. Ed è più che mai attuale.

(Giovanni Negri)