La coppia che scoppia

I segnali ci sono tutti. Gli interessi contrapposti e il nulla realizzato stanno facendo scoppiare la coppia Matteo-Giggino, la cui unica utilità è stata quella di aver evitato il marasma di un Paese obbligato a tornare alle urne in agosto. A parte questo, però, e tolte la vittoria di immagine senza sostanza del M5S sui vitalizi e la campagna estiva di Salvini sulla chiusura dei porti, non c’è stato un unico atto di governo da parte di quello che avrebbe dovuto essere il Governo del Cambiamento e che si è rivelato un Grande Governo Rumor. Un gioco di veti. Come nei governi Dc della vecchia Repubblica, quando i dorotei sbarravano la strada agli andreottiani, gli andreottiani ai morotei, i morotei alla sinistra democristiana, e via andando in un eterno ripetersi. Con una differenza: allora c’erano i soldi per distribuire assistenzialismo, a Nord come a Sud, oggi i soldi sono finiti.

Il fatto è che gli interessi di Lega e M5S sono entrati in lotta di collisione. La Lega non farà mai la riforma delle pensioni con il contributo di solidarietà dei pensionati settentrionali, al Nord il reddito di cittadinanza non interessa, i condoni neppure perché c’è poco da condonare, le fantasie di decrescita felice che si traducono in NoTav e meno infrastrutture provocano ribellione.

Ma Salvini non ha fretta di rompere, perché potrebbe ancora gestire una fase aggressivo-machista, con i sondaggi che, se sono veri, lo danno in buona salute. E intanto potrebbe continuare a cannibalizzare Berlusconi e a completare la nazionalizzazione della Lega, rubando classe dirigente ad Alleanza Nazionale, cosa che manda in ambasce Giorgia Meloni ma che anche Salvini deve gestire con accortezza.

È Giggino che ha interesse a far scoppiare la coppia adesso, perché ha altre partite da giocare, altre priorità, come ha notato Matteo parlando della sua ex-fidanzata. Perché non è detto che se la coppia scoppia si vada automaticamente a votare. Il M5S vorrebbe provare l’alternativa col Pd, spaccandolo violentemente alla vigilia del Congresso, con tre mesi di dibattito tra i fautori dell’accordo per dare un governo al Paese e i ferocemente contrari.

Sul piano personale Giggino tornerebbe protagonista, con maggior forza interna nei confronti del sinistroide Fico e del Di Battista di ritorno dal Guatemala. Sul piano politico, il M5S, che oggi soffre il protagonismo di Salvini, tornerebbe al centro dei giochi, ritagliandosi il ruolo di partner principale rispetto a un Pd spaccato. E a quel punto, per i Cinque Stelle le elezioni non sarebbero un dramma.

Insomma, se la coppia dovesse scoppiare adesso, sarà perché Matteo è stato lasciato per la seconda volta. Ma non è detto che si disperi.