Bordin attacca Negri. Verso il Congresso Radicale

Chissà che finalmente si apra un Congresso Radicale che manca da decenni.  È iniziato il dibattito, a partire da Radio Radicale, che “fa sorridere”, ha scritto oggi su Facebook Giovanni Negri. «Lunedì il rassegnista stampa Taradash invita a scendere subito in piazza per “tirare lo sciacquone” sul bavoso Governo Putinofasciosovranpopulista. Martedì il rassegnista stampa Bordin fa profonde battute e sconsolati sospiri sui rischi di pace e di guerra, niente meno che la drammatica anzi tragica posta in gioco delle prossime elezioni europee. Mercoledì la leader di Più Europa lancia l’appello a Resistere, Resistere, Resistere e Turco espone l’ultima versione dei suoi Stati Uniti d’Europa. Poi Giovedì, Venerdì Sabato e Domenica si manda l’ottima giornalista Reanda a intervistare Di Maio e Salvini. Ai quali, oltre alle loro specchiate opinioni su ogni aspetto della vita e del mondo, si chiedono anche i soldi del contribuente e il voto per la convenzione che amorevolmente paga lo stipendio a fine mese. C’è qualcosa di esilarante in Radio Radicale, di questi tempi. È così Servizio Pubblico, così Nazionale, così Transnazionale, così Mondiale da apparire per quello che è. Una Radio (e un ex partito) a sovranità limitata».

Massimo Bordin ha replicato: Negri non ha alcun acume politico. «La mia disponibilità a elogiare l’operato di Salvini e Di Maio con parole e scritti è nota e verificabile. Infatti Giovanni Negri l’ha colta con l’acume politico che da sempre lo contraddistingue».

Replica di Negri. «Massimo Bordin, offendi pure, accomodati anche sulla mia bacheca», gli ha risposto Negri. «Con me lo fai da anni, anzi decenni, dalla Radio dalla quale parli. E personalmente ritengo tu abbia tutto il diritto di farlo. Il problema è però un altro: il tuo piccone e le tue battutine sul prossimo pagateli con i tuoi soldi. Io i giudizi su di te e la libertà di scriverli li pago con i miei soldi. Non con quelli del contribuente. Non con soldi pubblici».

Ma il problema è la Radio o il Partito? «Il mio problema – dice Negri – non è tanto la Radio ma il Partito. Se lo si vuole tenere aperto (SE) non può essere condizionato dai soldi pubblici». Il confronto in vista del Congresso è iniziato.