Pensioni da follia

Alberto Brambilla

Oggi i pensionati sono circa 16 milioni e di questi 758.372 sono in pensione da più di 37 anni. Non solo. Circa il 24% dei pensionati, cioè 3.806.297, riceve la pensione da 25 anni e più, cioè oltre quel paletto che dovrebbe rappresentare un buon punto di equilibrio tra periodo di lavoro e periodo di quiescenza.  Tra le categorie maggiormente favorite le donne, cui spetta l’80% delle prestazioni in pagamento da 37 anni e più e il 67% di quelle oltre i 25 anni: pensioni di invalidità, superstiti e vecchiaia sono le tipologie di prestazioni prevalenti.

Le cifre sono state fornite dal Centro studi e ricerche Itinerari Previdenziali, sottolineando che se con la riforma Monti-Fornero si è passati a un’eccessiva rigidità, è altrettanto vero che tra il 1965 e il 1990 si è persa la correlazione tra contributi e prestazioni, con anomalie che ancora pesano sul bilancio. Insomma, stiamo ancora pagando il conto di lavoratori mandati in quiescenza a età troppo giovani, baby pensioni come quelle del pubblico impiego, casi “limite” di prepensionamento, pensioni di anzianità concesse prima dei 50 anni e requisiti troppo permissivi per ottenere le prestazioni di invalidità e inabilità.

Il Centro Itinerari Previdenziali è presieduto da Alberto Brambilla, economista che è stato sottosegretario al Welfare quando ministro era Roberto Maroni, che è vicino alla Lega ed era in predicato di fare il ministro del Lavoro nel governo Gialloverde, sino a che Di Maio non ha voluto tenere per sé anche quel dicastero, oltre allo Sviluppo economico. Oggi, afferma Brambilla, su 16 milioni di pensionati, 8 milioni e 100 mila sono assistiti, e introdurre la pensione di cittadinanza a 780 euro rappresenterebbe “una follia”, “un regalo a gente che non ha mai versato una lira di contributi. Con un effetto devastante: nessuno più verserebbe un euro all’Inps, perché per maturare una pensione di 800 euro al mese ci vuole un reddito da lavoro di circa 25 mila euro. Chi più verserà i contributi se lo Stato ti garantisce comunque 780 euro al mese?”.

“Parla a titolo personale”, lo ha liquidato Giggino.