Soros. Fuori tutta la verità

È ufficiale. Nel 2011 il finanziere George Soros chiama il presidente del Consiglio Mario Monti e gli consiglia di chiedere all’FMI e all’Unione Europea il salvataggio dell’Italia. In pratica sollecita il commissariamento politico finanziario della Repubblica Italiana e l’affidamento del Paese alla Troika. Lo ha raccontato ieri lo stesso Monti a una sbigottita Lilli Gruber su La7, premettendo: “Adesso posso dirlo”. Perché adesso, perché ha taciuto sette anni?

E che ci faceva Soros dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni il 3 maggio dell’anno scorso, senza che Palazzo Chigi si sentisse in dovere di spiegare nulla? Almeno un comunicato per spiegare telefonate e visite ai capi di governo del nostro Paese, almeno quello. E non dopo sette anni.

Nessun “liberale”, nessun “radicale” ha niente da dire su questo signore del quale già raccontava tutto Bettino Craxi nel secolo scorso, protagonista dell’attacco alla lira e alla sterlina nel 1992, che oggi finanzia movimenti politici in mezza Europa, tra cui quello per un secondo referendum sulla Brexit, e barchette Ong per migranti nel Mediterraneo?

Forza: basta con l’omertà. La verità su Soros, i suoi soldi, le sue liste, i suoi dipendenti sono un elementare atto di trasparenza civile, democratico, liberale. Non è una questione di sovranità nazionale, ma di sovranità democratica. È ora che molti parlino.