Noi Europeisti al Congresso del Partito Radicale

 

Bene, cominciamo a dirlo. Se la montagna di soldi pubblici investita in un Non-Parlamento con tre sedi (Bruxelles, Lussemburgo, Strasburgo) , in una Commissione e una Burocrazia onnipresenti e in altri cento baracconi comunitari fosse stata in questi anni devoluta alla creazione di una Forza di Sicurezza Europea in grado di pattugliare mari cieli e confini del continente – a cominciare da un Mediterraneo dove circola di tutto, dagli schiavisti ai bambini annegati, dalla Libia bombardata alla Siria martoriata, senza mai una traccia di Europa – oggi l’ europeo medio forse avrebbe un senso di appartenenza, un’identità, una fiducia. Accanto a una moneta comune zoppicante vedrebbe un potenziale esercito europeo che prende forma.

Bene, cominciamo a dirlo. Se anche solo un piano di uno dei meravigliosi ed inutili palazzi in vetroacciaio di Bruxelles – quelli di 18 piani sovrastati dalla scritta “Verso l’Obiettivo del Pareggio di Bilancio” , quelli dove si vedono anonimi funzionari portarsi le pantofole per trascorrere noiose ore di ufficio, quelli ormai immersi in quartieri dall’identità europea così forte dal risuonare continuo e malinconico del canto del Muezzin – fosse stato destinato a una Agenzia per la Sopravvivenza e lo Sviluppo di aree e popolazioni dell’Africa e del Sud del mondo, oggi l’europeo medio potrebbe forse avere il senso di una utilità politica e di un’impresa comune , forse persino un po’ di orgoglio per la bandiera a stelle gialloblu, forse più convinzione nell’andare alle urne europee, ormai disertate dal 60% degli elettori.

Ecco. Gli europeisti siamo noi. E’ la nostra proposta di Comunità Europea per la Difesa e lo Sviluppo quella di chi ama davvero l’Europa, di chi vuole restituire all’Europa il suo dignitoso ruolo politico, di chi non vuole che l’Europa muoia nella noia dell’inutilità, dei piccoli litigi, del finto e grottesco scontro fra “globalisti” e “sovranisti”.

Perché non basta dirsi Europeisti per amare e per fare l’Europa, e gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. Non è polemica : è ormai memoria storica. Ricordate il Gennaio/Febbraio scorso, quando l’Algoritmo Boniniano imperversò sui maxischermi delle stazioni ferroviare e nei cinema , in ogni filmato Yotube e sui tram, sulle pagine dei giornali e nelle stazioni della Metro, risparmiandoci giusto le lavatrici di casa ? Fu una campagna poderosa, pompata da milioni di euro, sorretta dal coro mediatico di regime che già proclamava i suoi leader futuri ministri di un Governo Gentiloni o Letta Letta. Ecco: in quei due mesi si provò per l’ultima volta a far passare l’idea di questa Unione Europea. La UE dove non si vota e non si controlla chi comanda, la UE del “Ce lo chiede l’Europa”, la UE del “Siamo orgogliosi di avere votato il Fiscal Compact”, la UE del “Siamo fieri di aver firmato il Trattato di Dublino” , la UE del “Se non vuoi lo Ius Soli sei un fascista razzista”, la UE del “Monti è stato il migliore degli ultimi anni”, la UE del “Per la crescita vera in Italia ci vuole l’aumento dell’Iva e la tassa sulla prima casa”. Una campagna poderosa e perfetta. Fatta da chi si era perso solo un dettaglio: non sapeva in che Paese viveva, e proponeva un Continente che , così com’è, nessuno vuole.

Bene : poco importa se in tanti o in pochi, se in maggioranza o in minoranza, ora occorre fare altro. Ora occorre dire che chi vuole quella Europa, così buona e bella da volerne addirittura di Più, non è affatto Europeista . Che è stato ed è soltanto il protagonista di una proposta sbagliata, e fin qui ancora poco male. Ma che è uno scientifico propalatore e produttore di “Populismo”. Così come a chi la mattina a Radio Radicale si riempie la bocca di slogan “Per gli Stati Uniti d’Europa” e al pomeriggio va a chiedere a Giggino Di Maio i soldi pubblici del contribuente per pagarsi gli stipendi, è bene ed è urgente dire che l’Europa e la politica hanno molto bisogno di altro.

Perciò coraggio. Coraggio anche se non abbiamo nulla. Non abbiamo un partito con una ricca sede ridotta a un deserto di politica, non abbiamo né un telefono né un computer, non abbiamo mass media e neppure una Radio dalla quale non a caso non ci fanno parlare e ci offendono (sempre con i soldi della gente, non i loro), non abbiamo né chiediamo i soldi a Soros né a di Di Maio . Siamo pochi e poveri uomini di Convinzioni. Però Convinzioni, non Convenzioni. Ed è con queste poche ma salde convinzioni che porteremo al Congresso Radicale l’idea, la speranza di Tutta un’Altra Europa.
(sostegno, iscrizioni e organizzazione : info@lamarianna.eu)

(Giovanni Negri)