L’Aridità dei numeri. La Linfa del tempo

2,4%, 1,6 %, 1,9%…quanto perde “Milano”…francamente, forse anche per ignoranza di chi scrive, non sono cose appassionanti. Certo, pensare che grandi risorse finiscano in una manovra regressiva fa rabbrividire, ma per il contenuto, non per i numeri. Sono la cultura e le regole che mancano. E sono la cultura e le regole che irrorano di linfa vitale un’economia. Altro che “il due e quattro per cento”. Altro che i parametri.
La Nazione va liberata, non misurata.
Vanno liberati i tribunali e con essi i 3 punti di PIL che ci costano. Vanno liberate le Pubbliche Amministrazioni e con esse i capitali che non vengono investiti.
Senza questa rivoluzione si possono pensare le più sofisticate strategie aritmetiche, ma la coperta rimane corta ed il declino sicuro. Esistono anni e miliardi da recuperare cambiando qualche norma. Senza parametri, senza debiti.
La vera unità di misura di una vita e di un’economia non è lo spread, è il tempo, la velocità, per dirla come Calvino, un tempo eroso dai procedimenti autorizzativi e giudiziari. Senza la riforma di questo sistema (magari attraverso la “nostra” legge Mori) non si rinasce e non si vive. Il tempo, per così dire, stringe. La linfa manca. Ci rimangono i numeri, le dignità, le cittadinanze.

QUALCHE INFORMAZIONE PER CHI VOLESSE APPROFONDIRE UN PO’ IN MATERIA DI PROCEDIMENTI AMMINISTRATIVI.

Quando le decisioni che si debbono prendere nell’ambito di un’iniziativa privata sono legate ad un provvedimento pubblico, esse non riescono ad essere tempestive: troppi gli enti che debbono esprimersi, troppo lente le procedure di ognuno di loro, scarsa la cultura dell’efficienza. Tale situazione, forse ancor più della pressione fiscale, è una delle cause della crescita economica ormai prossima allo zero che l’Italia conosce. Difficile investire ed attrarre capitali esteri se chi ha concepito un’attività commerciale o imprenditoriale non riesce a valutarne preventivamente i costi ed i tempi: il piano economico-finanziario di un’azienda non può essere certo indifferente al fatto che un’autorizzazione venga rilasciata entro termini indefiniti ed imprevedibili. Ma il problema della tempestività dell’azione amministrativa non riguarda solo le attività economiche, ma anche interessi pubblici come l’ambiente e la salute: si pensi, ad esempio ed ex multis, alla bonifica di un sito contaminato autorizzata con anni di ritardo o ad una valutazione di impatto ambientale rilasciata quando ormai il territorio, l’antropizzazione dello stesso e le soluzioni tecniche sono cambiate. Un problema senza rimedi veri. Ne esistono di indennitari, di risarcitori e di penali, ma solo sulla carta. I primi, di recente introdotti in via sperimentale e di fatto non attuati, presentano l’anomalia di prescindere dal dolo o dalla colpa, con la conseguenza che l’Ente pubblico “ritardatario”, per così dire, potrebbe trovarsi a dover riconoscere un indennizzo a prescindere da vere e proprie disfunzioni colpevoli. I secondi, che in linea di principio parrebbero efficaci, in realtà rappresentano un’ipotesi non facilmente praticabile in concreto. Infatti, solo isolattissimi precedenti giurisprudenziali riconoscono al tempo un valore in sé; la maggior parte delle pronunce pretendono invece la dimostrazione del danno derivante dal mancato ottenimento della autorizzazione, quello scaturente dal mancato avvio dell’attività oggetto della richiesta. È facile intuire che, essendo i procedimenti amministrativi il frutto di una serie di valutazioni discrezionali, risulta diabolico dimostrare il pregiudizio conseguente al mancato esito positivo degli stessi a causa del ritardo: è impossibile provare che l’iter si sarebbe concluso in modo favorevole. Nei fatti dunque il rimedio risarcitorio è dispendioso e sostanzialmente impraticabile: il cittadino che già ha investito tempo e risorse in un progetto che non viene autorizzato, dovrà investirne altre (avvocati, contributi unificati ecc.) in un giudizio, nel quale, quasi certamente risulterà soccombente. Quanto a quelli penali, a (finto) presidio vi è il reato previsto dall’art. 328, comma 2, c.p. (“Rifiuto di atti d’ufficio. Omissione). Delitto risibile per la pena e per il fatto che il funzionario inadempiente può andare esente da responsabilità penale semplicemente indicando, a proprio insindacabile giudizio, le cause del ritardo. E’ come se un imprenditore potesse salvarsi dal processo adducendo le ragioni per le quali non ha aggiornato la valutazione dei rischi. O un altro cittadino non venisse sanzionato per la mancata dichiarazione fiscale spiegando il perché egli non abbia potuto presentarla. Non esiste alcun principio giuridico che giustifichi una tale disparità di trattamento. L’irresponsabilità e’ totale, i danni inenarrabili.

(Fabio Ghiberti)