Giggino Pomicino

“Al governo ci sono gli allievi scarsi della mia finanza fatta in deficit. Questi sono come noi negli anni Ottanta”, commentava ieri disincantato l’eterno democristiano Paolo Cirino Pomicino, “l’ex ministro della programmazione economica del governo Andreotti VI, l’ex presidente della Commissione bilancio, l’uomo che segnò e incarnò e predicò il tempo felice dell’Italia che cresceva ma con le pensioni a 53 anni e le grandi aziende di stato quasi sempre in perdita”, come scrive oggi sul Foglio Salvatore Merlo.

Poi arrivò Silvio Berlusconi, che promise di innalzare le pensioni minime a un milione di lire. Vinse e lo fece, a partire dal 2002. Passando alla nuova moneta divennero 516 euro al mese, 631 di oggi. L’aumento costò circa due miliardi di euro e interessò 1.835.000 pensionati.

Poi arrivò Renzi, che in vista delle elezioni europee del 2014 si inventò il bonus degli 80 euro. Prese il 40% e sinora quel bonus, incassato da 10 milioni e 285 mila italiani, è costato alle casse dello Stato circa 36 miliardi, 9 all’anno.

Poi Berlusconi ha provato a tornare, promettendo di alzare le pensioni minime a 1.000 euro al mese per tredici mensilità, per un costo di 4 miliardi, oltre a dentiere e spese veterinarie gratis. Ma Di Maio proponeva reddito e pensione di cittadinanza a 780 euro, e ha vinto lui. E ora, in qualche modo che si vedrà, ha mantenuto la promessa. Perché, come ricordava Berlusconi qualche mese fa, “la prima moralità della politica è proprio questa, mantenere gli impegni assunti con gli elettori prima del voto”. “Dobbiamo mantenere le promesse, altrimenti è meglio che andiamo a casa”, gli ha fatto eco in questi giorni Di Maio. L’interesse del Paese viene sempre dopo, cioè mai.

E oggi Pd e Forza Italia fanno la sceneggiata di strapparsi i capelli di fronte a questi irresponsabili che stanno affossando l’Italia.

In realtà, Di Maio è pronipote di Cirino Pomicino, nipote di Berlusconi, figlio di Renzi. Quattro generazioni di Otelma, impegnati da decenni in incantesimi assistenzialisti, senza creare lavoro e sviluppo, solo per curare il proprio elettorato. Senza mai curarsi dell’Italia. E la coperta è sempre più corta.