La Marianna, un Esercito del Lavoro per rispondere all’appello del Presidente della Repubblica

Ieri, ad Assisi, in occasione del ventennale del terremoto che colpì l’Umbria e le Marche, il Presidente della Repubblica ha sottolineato che “il nostro è un Paese che esprime una grande capacità di solidarietà nei vari rami della pubblica amministrazione, nel volontariato, nella società. È una solidarietà che si esprime con grande coinvolgimento e passione, con grande efficacia concreta in circostanze drammatiche. Auspico che vi sia altrettanta solidarietà anche al di fuori dei momenti drammatici”.

Il Presidente Sergio Mattarella ha aggiunto che “occorre un impegno generale, una specie di ‘patto nazionale per la prevenzione’ che, superando differenze politiche, contrapposizioni e distinzioni, impegni l’intero Paese. Ciò ridurrebbe di gran lunga rischi e pericoli di eventi naturali drammatici e consentirebbe di incanalare quella solidarietà che emerge con tanta forza, con tanta passione e con tanta efficacia in occasioni drammatiche”.

Per rispondere all’appello del Presidente della Repubblica, La Marianna propone di riprendere la strada tracciata dal New Deal americano di Franklin D. Roosevelt e da Ernesto Rossi. Un grande piano di intervento pubblico, come dopo la crisi Usa del 1929, per attuare il quale lo Stato si dota di un proprio corpo di volontari, un Esercito del Lavoro, per la prevenzione di frane e alluvioni, per la manutenzione del territorio e dei beni culturali, per la manutenzione ordinaria delle scuole. Insomma, per quelle che sono riconosciute emergenze e per le quali non si vede ancora uno sforzo straordinario, come la situazione richiederebbe.

In un Paese cresciuto con decenni di assistenzialismo, che oggi viene abbagliato con la promessa di irresponsabili e irrealistici redditi di cittadinanza, mentre nel frattempo riceve bonus quando le urne si avvicinano, occorre voltare pagina e stabilire un nuovo patto tra Stato e cittadini: lo Stato dà, ma lo Stato chiede.

E allora lo Stato offra a tutti i cittadini che abbiano compiuto 18 anni, e che non stanno lavorando, la possibilità di mettersi al servizio della collettività per un anno, lavorando in modo vero, in cambio di una paga uguale a quella dei militari in ferma volontaria per dodici mesi. Sarebbe una novità per uno Stato che, sin da quando fu riconosciuta l’obiezione di coscienza nel 1972 e istituito il Servizio civile, non ha avuto mai niente da chiedere neppure ai giovani, delegando tutto agli enti del Terzo settore. Al contrario, ogni volta che accade un disastro, dall’alluvione di Firenze di cinquant’anni in poi, si è tutti pronti a lodare la disponibilità ad intervenire di quelli che vengono soprannominati “Angeli del fango”, che vengono poi dimenticati sino al disastro successivo.

Quel che La Marianna propone è di chiamare questi Angeli in servizio permanente effettivo, per prevenire disastri che di naturale hanno ben poco, anziché per soccorrere le popolazioni dopo che le disgrazie sono avvenute. In Italia, dal 1945 ad oggi, lo Stato ha speso in media 3,5 miliardi di euro l’anno per danni e risarcimenti da frane e alluvioni. Eppure, lo dice lo stesso governo che ad ogni euro investito in prevenzione corrispondono fino a cento euro risparmiati. E tre anni fa fu proprio l’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, a dire che la messa in sicurezza del territorio, le cui condizioni sono state dichiarate un’emergenza attraverso il decreto “Sblocca Italia”, e la riqualificazione degli edifici scolastici erano “i paradigmi dell’azione di governo e di un’Italia che deve ripartire”. Però occorre un nuovo slancio.

E allora si stanzi per un Esercito del Lavoro, inquadrato nella Protezione civile e dipendente dalla Presidenza del Consiglio, quanto si spende per rimediare ai disastri “naturali”, 3,5 miliardi l’anno da reperire attraverso un aumento del 4% della tassazione su giochi e scommesse, e si intervenga in modo massiccio, sapendo che questo si tradurrà in un risparmio. Si chiamino giovani e adulti a questo lavoro di cittadinanza, si crei un nuovo spirito di solidarietà collettiva, di identità e di appartenenza, si riaprano le caserme dismesse per ospitare i cittadini volontari che vogliono difendere il proprio Paese, a cominciare dal suolo, dalle scuole e dal patrimonio culturale minacciato dal degrado.

(Beniamino Bonardi)