• Dopo il pentimento dell’ex-direttore del Corriere Ferruccio De Bortoli, oggi è il turno di Romano Prodi a prendere atto del vicolo cieco in cui è finita l’Ue. In un editoriale sul Messaggero intitolato “Ricatto degli ‘austeri? – Il naufragio sul bilancio toglie futuro all’Europa”, Prodi afferma che il fallito accordo tra i 27 Stati costituisce per l’Unione europea “un messaggio forse peggiore della Brexit”. Sinora il Bilancio Ue è stato pari all’1% del Pil europeo, “una percentuale non solo incompatibile, ma ridicolmente inadeguata per gli obiettivi che l’Europa stessa si è posta al fine di esercitare un ruolo significativo nella futura politica e nella futura economia mondiale. È infatti evidente che con disponibilità così limitate non si può nemmeno pensare alle sfide dell’ambiente, della politica sociale, della sicurezza, della tecnologia e dell’intelligenza artificiale che ogni giorno diciamo di voler affrontare. Tanto più che i 1.000 miliardi di euro del bilancio europeo sono destinati per circa i due terzi all’agricoltura e all’aiuto delle regioni più arretrate mentre, con il restante terzo, si deve fare fronte a tutte le altre spese: dalla cultura alla ricerca, fino al costo del funzionamento delle istituzioni comunitarie”, scrive Prodi. Il Parlamento europeo ha chiesto di elevare il Bilancio all’1,3% del Pil, una proposta irreale, dato che non c’è stato accordo neppure per aumentarlo all’1,074% come proposto dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel, visto il veto dei paesi autodefinitisi “frugali” e cioè Austria, Olanda, Danimarca e Svezia, con il tacito appoggio della Germania. A favore dell’aumento sono invece i tanti paesi che ricevono più di quel che danno grazie ai fondi della politica di coesione. In mezzo Francia e Italia, preoccupate di non veder diminuire i contributi che ricevono dalla politica agricola. Coesione più agricoltura assorbono i due terzi del Bilancio. Col restante terzo l’Ue dovrebbe fare tutto il resto, compresa la nuova politica industriale sulla base del grande Piano Verde annunciato dalla Commissione Ue. Ma i soldi non ci sono. Chi li ha non li vuol dare, gli altri – paesi dell’Est, Spagna, Grecia e Portogallo – vogliono continuare a ricevere. In aggiunta, con la Brexit sono venuti meno i fondi del Regno Unito, che con Germania e Francia era tra i maggiori contributori netti del Bilancio Ue. Di fronte a questa situazione, Prodi vede come sola via d’uscita una “congiunta ribellione” del Parlamento e della Commissione nei confronti del Consiglio europeo, cioè dei governi degli Stati nazionali. Una proposta ancor più impraticabile e velleitaria del Bilancio Ue. La verità è che questa Governance europea è fallita. È necessario sciogliere questa impalcatura, con i suoi dogmi, e disegnare nuovi accordi e trattati. La realtà è che la vecchia Europa fa solo accordi d’affari circoscritti tra i membri del club. Non si capisce, in questo contesto, a cosa servano l’elefantiaca struttura tecno-burocratica della Commissione Ue e il Parlamento europeo, che Prodi ancora difende. Non prenderne atto significa restare in un labirinto specchi, da cui non si sa come uscire.

Stefanini

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