• Oggi sono stati confiscati beni per oltre 9 milioni di euro all’ex-tesoriere della Margherita Luigi Lusi, condannato in via definitiva per appropriazione indebita nel dicembre 2017. Per ricordare cosa fu la Margherita di Lusi, vi offriamo l’irresistibile gag del rileggere oggi chi faceva parte della Margherita, cosa essa sosteneva e come fu sciolta dalla Banca d’Italia e dalla Procura della Repubblica di Roma. Sono personaggi che erano ogni sera in tv a pontificare. Cacciari è ancora lì a gridare “VERGOGNA”. Ma di quel che succedeva nelle casse del loro partito non si erano accorti di nulla. Ecco alcuni stralci irresistibili, riletti oggi, tratti da Wikipedia, da cui si capisce perché poi tutto è finito in Lega e Cinque Stelle.   LA MARGHERITA SECONDO WIKIPEDIA Lo scandalo dei fondi pubblici e lo scioglimento del partito Nel gennaio 2012, a seguito di una segnalazione della Banca d’Italia, la Procura di Roma iscrive nel registro degli indagati l’ex tesoriere del partito, Luigi Lusi, ritenendo che il senatore abbia sottratto soldi dalle casse della Margherita; vengono ipotizzate somme ingenti. In tale circostanza, l’opinione pubblica viene a conoscenza del fatto che il partito è formalmente tuttora esistente. (…) Il 16 giugno 2012 l’Assemblea Federale della Margherita delibera lo scioglimento e la messa in liquidazione del partito. Il 20 giugno dello stesso anno il Senato vota a favore dell’arresto di Lusi e da quel giorno egli è detenuto presso il carcere romano di Rebibbia.   I gruppi interni Il partito non ha mai avuto vere e proprie correnti organizzate al suo interno, se non gruppi facenti capo ai suoi leader più rappresentativi (rutelliani, mariniani, castagnettiani, parisiani, franceschiniani, demitiani ecc.). All’indomani dell’Assemblea Federale, tuttavia, in cui si doveva scegliere l’adesione o meno alla lista unitaria dell’Ulivo per le elezioni politiche, si delinearono tre tendenze: centristi, vicini alle posizioni del leader Francesco Rutelli e di Franco Marini, che votarono contro l’adesione; rappresentavano circa l’80% degli iscritti; ulivisti, altrimenti detti prodiani, guidati da Arturo Parisi e vicini alle posizioni di Romano Prodi, a favore della lista unitaria, che divennero ben presto una corrente organizzata; pontieri, minuscola tendenza intermedia, capeggiata da Pierluigi Castagnetti, Rosy Bindi, Enrico Letta, che mirava alla conciliazione nel partito e al raggiungimento di una posizione condivisa. In ogni caso, si tratta di divisioni che furono superate nei mesi successivi, quando si deliberò il sì alla lista unitaria, e successivamente ancora quando tutto il partito – alla luce dei risultati delle elezioni politiche del 2006 – si espresse favorevolmente alla nascita del Partito Democratico.   Correnti In occasione del II congresso federale, che decise il gruppo dirigente addetto a traghettare il partito nel nuovo Pd, questi furono i gruppi interni al partito che si delinearono: Gruppi principali: Popolari, Rutelliani e Prodiani. Gruppi secondari: Diniani e Teodem.   Area Popolare Era la componente popolare e cattolica democratica di DL-La Margherita, riorganizzatasi nel settembre 2006, che s’incardinava nell’Associazione “I PopolariR

Stefanini

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