• “L’austerità in Europa è stata un grave errore e la Bce dovrebbe continuare il Quantitative Easing”. Ad affermarlo sono gli economisti dell’Institute of International Finance (IIF), l’associazione che riunisce le maggiori banche del mondo e che ha come missione la rappresentanza dei loro interessi presso le istituzioni internazionali. Nato nel 1983 come risposta alla crisi internazionale del debito, l’IIf comprende oltre 450 istituti di 70 Paesi, circa metà dei quali europei. Ha sede a Washington e un ufficio di rappresentanza a Pechino. Come riporta Business Insider, gli economisti dell’IIF hanno pubblicato delle analisi in cui confrontano in dettaglio cosa è avvenuto nell’ultimo decennio negli Usa e nell’Ue. Dal 2000 fino allo scoppio della crisi del 2008 – secondo molti più grave di quella del 1929 – la crescita tendenziale di Stati Uniti ed Europa è stata identica, attorno al 2%, ma tra il 2008 e il 2018 quella degli Usa è stata doppia di quella dell’Ue. Dal 2008 il Pil degli Usa è aumentato del 10% in più rispetto all’Europa. In termini di incremento del Pil pro capite lo scarto è stato del 5%. In altre parole, l’austerità ha nuociuto alla crescita, ed è clamoroso che a dirlo sia un Istituto che riunisce le maggiori banche del mondo, per la metà europee. La differenza principale tra Usa e Ue è che i primi hanno reagito alla crisi con una politica di spesa pubblica abbondante, a cui si è aggiunto un enorme pacchetto di stimolo monetario da parte della Federal Reserve. Anche la Banca centrale europea ha adottato una politica monetaria basata su tassi d’interesse bassi e Quantitative Easing. Ma l’Unione Europea ha prolungato il suo piano di austerità e ha costretto i Paesi che ne fanno parte a ripagare i propri debiti nella fase di ripresa. L’esempio più drammatico è stato quello della Grecia. “La morale non è che gli europei siano stati essenzialmente più pigri degli americani negli ultimi dieci anni. È solo che la politica [economica] non li ha supportati nella stessa misura”, sintetizza Robin Brooks, managing director e chief economist dell’IIF. Alla maggior povertà dei Paesi e delle loro popolazioni, causata dall’aver risposto a una recessione con l’austerità, si aggiunge un elevato tasso di disoccupazione, che causa una perdita di competenze da parte dei disoccupati e quindi una maggior difficoltà dell’economia a riprendersi perché le aziende non trovano i lavoratori di cui hanno bisogno, nonostante l’alto numero di disoccupati. Un cane che si morde la coda. Gli economisti dell’IIF mettono anche in guardia la Bce dall’abbandonare in tempi brevi il Quantitative Easing e dall’innalzare i tassi di interesse, perché i dati indicano che l’attività economica nell’Eurozona è molto più debole di quanto non presupponga la Banca centrale europea e che le pressioni deflazionistiche sono molto più forti. Insomma, gli Stati Uniti hanno tenuto conto della lezione della storia e della Grande Depressione seguita alla crisi di Wall Street del 1929. Questa volta hanno reagito subito con una forte politica di spesa pubblica e sono usciti velocemente dalla crisi del 2008. L’Unione europea, invece, ha ripetuto l’errore del presidente americano Hoover, che tenne inchiodato per oltre tre anni il Paese a una politica fallimentare, la cui priorità era il pareggio di

Stefanini

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