Risultati immagini per romano prodi "Quella del centrosinistra unito non penso sia un'esperienza irripetibile”. Dice così Romano Prodi . E non parla mai a caso, il professore. Persino  i suoi silenzi non sono casuali. Prendete il Prodi più defilato, quello degli anni successivi alla sberla del Quirinale, quando un pezzo del Pd lo pugnalò alle spalle. Lui zitto, si appartò dalla politichetta di tutti i giorni, cominciò a fare discorsi sugli scenari globali. Discorsi anche controcorrente . Chi si aspettava un Prodi europeista politically correct restò basito: i toni critici anti Merkel e anti UE a trazione tedesca rasentavano gli accenti populisti che riecheggiavano da Londra ad Atene, sino all’epitaffio di pochi giorni or sono . “La mia Europa è morta, non resta che pregare”. Stessa solfa sulla politica verso la Russia di Putin, con un Prodi che si scosta nettamente dai “processi allo zar Vladimir” e persino dalla politica estera di Obama . Romano non invoca isolamento, né sanzioni né tensioni al limite del confronto militare. “Bisogna sapere ciò che si vuole ottenere e chi si ha di fronte”, diceva flemmatico il Prodi  consumato esperto di questioni energetiche e abituale frequentatore della business community internazionale (da Washington a Mosca).  Così, quatto quatto, alla vigilia di una sentenza della Corte Costituzionale che la farà ancora una volta da padrona su una politica italiana modesta e dimessa come mai prima,  il tanto caro e sbeffeggiato Mortadella rimette la testa fuori. E forse, questa volta, potrebbe essere una mortadella al vetriolo. Il tono è sempre quello di un bonario parroco dell’appennino emiliano, ma il canino non è detto sia né generoso né buonista. Ha da sistemare tre conti in casa democratica, il professore che parla per sermoni. Perché sarà pur vero che “è necessario riunirsi su delle idee, su un rinnovamento. Perché riunirsi per riunirsi non serve e niente. Il grande problema è ricominciare a parlare di politica. Di problemi veri come la distribuzione del reddito, l'occupazione, la scuola, pensare nel lungo periodo e non nello scontro quotidiano per riformare una società che è diventata profondamente ingiusta. Perché le basi di queste tensioni sono date dall'ingiustizia". Però la coda finale è dulcamara: "Se il Partito democratico non cambia concretamente e con saggezza, rischia di prendere il sopravvento l'irritazione".  Felpato e dalla rotonda parlata come nel suo stile, il professore sa che ogni giorno che passa proietta un centimetro di ombra in più sul renzismo obbligato a una defatigante partita a scacchi interna a un partito poco docile e a gruppi parlamentari per niente acquiescenti. Ma sa anche, Romano, che la vecchia ditta dalemian-bindiana  non può a maggior ragione essere spendibile e credibile, che la sinistra italiana non può più accodarsi alla Merkel economy, che l’identità europea va ridisegnata, che Brexit e Trump sono fenomeni diversi ma destinati a spalancare  un nuovo orizzonte , con nuovi commerci , nuovi mercati, probabilmente nuove regole. Un quadro, insomma, che nell’insieme al professore piace tanto. Certo: lui non può raccontarsi come il Nuovo che Avanza. Ma gli altri, dopo Matteo, sono una inadeguatissima Notte dei Morti Viventi. E allora rieccolo, con il sorriso bonario, a salutare l’alba del suo nuovo giorno.  Mortadella Due, la Vendetta.  (Carlo Bellodi)